Un monitor da ufficio va valutato innanzitutto in base alle regolazioni che consente una volta posizionato sulla scrivania. La diagonale e la risoluzione sono indicate sulla confezione, ma non dicono nulla su come il monitor si adatterà alla postazione di lavoro, all’altezza della persona che vi lavora e all’illuminazione della stanza.
La normativa francese va nella stessa direzione. Le disposizioni del Codice del lavoro applicabili alle apparecchiature con schermo di visualizzazione, all’articolo R4542-6, non stabiliscono né dimensioni minime, né risoluzione, né tecnologia del pannello. Riguardano l’adattamento alla postazione di lavoro: il monitor deve poter essere orientato e inclinato facilmente, la sua luminanza o il suo contrasto devono essere regolabili da chi ci lavora davanti, l’immagine deve essere stabile e lo schermo non deve riflettere fastidiosi riflessi.
Tre regolazioni concentrano questa capacità di adattamento in una postazione di lavoro: l’altezza, l’inclinazione e l’orientamento. Sono indicati nella scheda tecnica, non si possono intuire e non dipendono dal prezzo del monitor.
Le tre regolazioni che fanno la differenza e ciò che la legge impone realmente
Un monitor può visualizzare un’immagine impeccabile e rimanere comunque posizionato male per tutto il giorno. Queste tre regolazioni sono quelle che colmano il divario tra un monitor semplicemente appoggiato e uno correttamente installato.
La regolazione in altezza
Il piedino regolabile in altezza consente di far scorrere il pannello verticalmente lungo la colonna. È questa regolazione a determinare la posizione dello sguardo rispetto alla parte superiore del monitor e, di conseguenza, l’inclinazione del collo durante le ore di lavoro. Senza di essa, l’altezza viene compensata con ciò che si trova sulla scrivania, una pila di libri o un rialzo improvvisato, con una stabilità aleatoria. L’ampiezza della corsa, quando indicata, è espressa in millimetri nella scheda tecnica.
È la regolazione meno frequente sugli schermi di fascia bassa e la più difficile da aggiungere in un secondo momento senza cambiare il piedino.
L’inclinazione
L’inclinazione fa oscillare il monitor in avanti o indietro attorno al proprio asse orizzontale. È espressa in gradi, con un valore negativo in avanti e positivo all’indietro, ad esempio da -5 gradi a +15 gradi. Da essa dipendono due utilizzi: orientare la superficie perpendicolarmente allo sguardo e allontanare il monitor dall’asse di una lampada a soffitto o di una finestra per eliminare un riflesso.
Insieme all’orientamento, è una delle due regolazioni che il Codice del lavoro menziona esplicitamente.
L’orientamento laterale
L’orientamento laterale, spesso chiamato “pivot”, fa ruotare il monitor verso sinistra o verso destra sul proprio asse verticale, senza spostare il piedistallo. Si misura in gradi di escursione su ciascun lato. È utile quando si condivide il monitor in modo occasionale, per mostrare un documento a un collega, e nelle postazioni angolari in cui il monitor non è esattamente di fronte alla sedia.
Da non confondere con la rotazione in modalità verticale, che inclina il monitor di un quarto di giro per leggere una pagina intera o del codice. I due movimenti sono distinti e vanno indicati separatamente in una scheda.
Ciò che il testo impone e ciò che rientra nell’uso
La distinzione merita di essere chiarita, poiché viene regolarmente confusa. Il testo normativo menziona l’orientamento, l’inclinazione e la regolazione della luminosità o del contrasto, e considera il monitor appoggiato su un piedistallo separato come su un tavolo regolabile. Non menziona né la regolazione in altezza del pannello, né la rotazione in modalità verticale.
In altre parole: un monitor inclinabile e orientabile, la cui luminosità sia regolabile, soddisfa i requisiti normativi. La regolazione in altezza rientra in una scelta di comfort sul posto di lavoro, ampiamente diffusa nelle gamme professionali, mentre la modalità verticale è un uso particolare. Le tre regolazioni qui indicate riguardano il comfort di lavoro, ma non ricoprono il testo di legge.
Come riconoscere un supporto regolabile prima dell’acquisto
Una scheda tecnica indica ciò che il supporto consente, e lo fa in quattro punti. Sono queste quattro righe che occorre verificare prima dell’acquisto.
- L’ampiezza di regolazione in altezza, espressa in millimetri o in centimetri. Una semplice indicazione «regolabile in altezza» non è sufficiente per capire se la corsa sia di due o di dodici centimetri.
- L’ampiezza di inclinazione, espressa in gradi, generalmente sotto forma di intervallo negativo e positivo.
- L’orientamento laterale, espresso in gradi su entrambi i lati dell’asse.
- La rotazione in modalità verticale, indicata esplicitamente quando presente, talvolta con il termine «rotazione verticale».
Bastano quattro schede tecniche per mostrare la varietà di informazioni contenute in queste indicazioni. Il monitor curvo da 37,5 pollici IPS UWQHD+ indica una regolazione in altezza, un’inclinazione e una rotazione sinistra-destra di 30 gradi, ovvero i tre movimenti riportati su un’unica scheda. Lo monitor da ufficio touchscreen da 21,5 pollici è dotato di un piedistallo ergonomico articolato, con un’inclinazione ridotta adatta all’uso touchscreen. Il monitor curvo da 34 pollici IPS UWQHD bianco indica una regolazione in altezza. Il monitor da ufficio IPS 4K UHD da 28 pollici, bianco, indica un’inclinazione regolabile da -5 a +15 gradi.
Questi quattro esempi dicono l’essenziale: le regolazioni si leggono prodotto per prodotto, sulla scheda tecnica, e non si deducono né dalla diagonale né dalla risoluzione.
Lo standard VESA, la soluzione di ripiego quando il supporto non è sufficiente
Quando il piedistallo originale non offre il movimento desiderato, è possibile sostituirlo. È questo lo scopo dello standard di fissaggio pubblicato dalla VESA con il nome di Flat Display Mounting Interface, abbreviato in FDMI.
Concretamente, si tratta di quattro fori filettati disposti a quadrato o a rettangolo sul retro del pannello, la cui distanza tra i centri è espressa in millimetri. La configurazione più comune su un monitor da scrivania è 100 x 100, indicata così com’è nelle schede tecniche che la menzionano, ad esempio quella del monitor da ufficio da 27 pollici IPS 4K UHD. I supporti per grandi formati, invece, prevedono configurazioni più ampie.
Questa interfaccia cambia le carte in tavola sotto tre aspetti. Consente di montare il monitor su un braccio articolato, che garantisce regolazione in altezza, profondità e orientamento in un unico elemento. Permette di liberare il piano di lavoro grazie a un supporto a parete. Infine, consente di ottenere la rotazione in modalità verticale quando il piedistallo originale non la prevede, poiché è il supporto a sostenere il movimento, e non il monitor.
Prima di acquistare un braccio è necessario verificare due valori: il modello del supporto e quello del monitor devono corrispondere, e il carico massimo dichiarato dal supporto deve coprire il peso del pannello senza il piedistallo. Entrambi sono indicati nelle rispettive schede tecniche, e un errore sul secondo comporta il cedimento del braccio.
Le dimensioni di un monitor da ufficio: una questione da trattare a parte
La diagonale rimane un criterio, ma va valutata in relazione allo spazio disponibile e alla profondità della scrivania, non in termini assoluti. Un monitor ampio posizionato troppo vicino costringe a spostare lo sguardo da una parte all’altra, mentre un monitor di dimensioni modeste ben posizionato si legge senza sforzo.
L’argomento è trattato in dettaglio, con dati a sostegno, nel nostro articolo dedicato alla scelta delle dimensioni del monitor, che mette a confronto le diagonali più comuni e la loro corrispondenza con la definizione. Il presente articolo si limita a ciò che va regolato una volta scelto il monitor.
Risoluzione e definizione del monitor
La definizione entra nell’argomento delle impostazioni attraverso un dettaglio concreto: determina la finezza dei caratteri, quindi la distanza alla quale il testo rimane leggibile, e di conseguenza la profondità alla quale il monitor va posizionato sulla scrivania. Si tratta del numero di pixel visualizzati, in larghezza e in altezza; riferita alla diagonale, indica la densità di visualizzazione. Tre risoluzioni coprono la maggior parte del parco computer da ufficio.
Full HD (1920 x 1080 pixel)
La risoluzione più diffusa. Consente di visualizzare un documento e un browser affiancati in modo leggibile ed è sufficiente per gli usi comuni quali elaborazione di testi, posta elettronica e navigazione. Il monitor da ufficio da 23,8 pollici IPS Full HD a 75 Hz ne è un esempio.
Quad HD (2560 x 1440 pixel)
Offre il 78% di pixel in più rispetto al Full HD sulla stessa superficie, il che si traduce in caratteri più nitidi e una maggiore quantità di contenuti visualizzati senza ridurre la dimensione del testo. È questa la definizione del monitor da ufficio da 27 pollici IPS WQHD.
Ultra HD, 4K (3840 x 2160 pixel)
Quattro volte il numero di pixel del Full HD. La densità ottenuta rende il testo particolarmente nitido, a scapito di un ridimensionamento da parte del sistema operativo affinché l’interfaccia rimanga leggibile. Il monitor da ufficio IPS 4K UHD da 28 pollici è un esempio di questa categoria, mentre il monitor da ufficio IPS 4K UHD da 31,5 pollici offre la stessa risoluzione su una superficie più ampia, quindi con una densità inferiore.
Tecnologia del pannello, frequenza e tempo di risposta
Il pannello amplia la questione dell’orientamento: un monitor da ufficio viene raramente guardato esattamente lungo il proprio asse, ed è la tecnologia del pannello a determinare come si presenta l’immagine quando lo sguardo si sposta. Nell’ambito dell’ufficio, queste caratteristiche non hanno quindi la stessa importanza che hanno nei videogiochi. Il funzionamento di ciascuna tecnologia è descritto in dettaglio nel nostro articolo sui pannelli IPS, VA e TN.
Pannelli IPS
Ampi angoli di visione e colori stabili quando lo sguardo si sposta dall’asse. Su una postazione di lavoro, questa stabilità permette di leggere la parte superiore e i bordi del pannello senza variazioni di resa e di condividere il monitor con una persona seduta accanto. È la tecnologia più adatta al lavoro d’ufficio.
Schermi VA
Contrasto più elevato e neri più profondi rispetto agli IPS, con angoli di visione più ristretti. Il compromesso è accettabile su una postazione individuale, di fronte allo schermo, in particolare per documenti scuri o contenuti video.
Schermi TN
Tempi di risposta brevi, ma angoli di visione e fedeltà dei colori inferiori. Il profilo è più adatto ai giochi veloci che al lavoro d’ufficio, dove lo schermo viene spesso guardato di traverso.
La frequenza di aggiornamento
Indica quante volte al secondo il monitor ricostruisce l’immagine, in hertz. Un valore di 60 Hz copre le classiche attività d’ufficio. I livelli superiori, 100 o 120 Hz, si notano soprattutto durante lo scorrimento di documenti lunghi e lo spostamento del cursore su una superficie ampia, come sul monitor da ufficio da 27 pollici IPS Full HD 100 Hz USB-C.
Il tempo di risposta e il resto
Il tempo di risposta misura la velocità di transizione di un pixel, espressa in millisecondi. Nell’ambito dell’ufficio, i valori dei pannelli attuali non hanno alcuna rilevanza per il lavoro quotidiano. Le tecnologie di sincronizzazione FreeSync e G-Sync, che allineano la frequenza del monitor a quella della scheda grafica, sono destinate ai videogiochi e non apportano alcun vantaggio a una postazione di lavoro. Per quanto riguarda la regolazione della percentuale di blu nell’immagine, ne parliamo in un articolo dedicato alla modalità luce blu ridotta.